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Fritz Walter, dal campo di concentramento al trono del mondo

Friedrich Walter, detto Fritz, è stato il capitano della Germania che ha vinto i mondiali svizzeri del 1954.
In quel mondiale i tedeschi si imposero in finale sulla grande Ungheria di Puskas per 3-2. Ma quella disputatasi a Berna non fu la partita più importante della vita di Fritz. La partita più importante della vita di Fritz fu quella che disputò in un cortile, in un campo di prigionia russo.

Walter è stato la bandiera del Kaiserslautern negli anni a cavallo della seconda guerra mondiale. Con la maglia dei diavoli rossi debuttò a 17 anni nel 1940 (dopo aver percorso tutta la trafila delle giovanili) e ci giocò la sua ultima partita nel 1959. Le uniche altre divise indossate da Fritz Walter furono quelle della nazionale di calcio e dell'esercito tedesco durante la guerra. E proprio con la divisa dell'esercito tedesco, durante la seconda guerra mondiale, l'amico Fritz fu catturato dai Russi e rinchiuso in un gulag.

Il Maracanazo, la partita più famosa della storia del calcio

La più grande disfatta sportiva della storia del calcio: il Maracanazo.
Il 16 luglio 1950 è il giorno dello sconforto di un intero popolo, un popolo per il quale il calcio rappresenta forse qualcosa più di una religione. Il 16 luglio del 1950 il Brasile sprofonda nella disperazione. Ad abbattere lo spirito di un intero popolo ci ha pensato una partita di calcio. Anzi un solo gol, un solo giocatore: Alcides Ghiggia.

Il 1950 è l'anno del mondiale in Brasile. Si riprende dopo la pausa per la seconda guerra mondiale. Germania e Giappone non vengono invitati, perché paesi aggressori. L'Italia invece sì, ma la nostra presenza vale davvero poco. Andiamo in nave (insieme ai turisti), ancora sotto shock per la strage di Superga, allenati dal presidente del Torino, Novo, e un giornalista, Barrese. Leggenda narra che i palloni già fossero finiti prima di lasciare il Mediterraneo. Un mesto mondiale, abbandonato in gran fretta.

Frajese e Paolini: uno scontro epico

In una calda serata francese del 1998, il disturbatore di professione Gabriele Paolini, tentando l'ennesima incursione televisiva, trovò pane per i suoi denti. Tentando di intrufolarsi in un servizio di Paolo Frajese, collegato in diretta con il Tg1 per raccontare dei tifosi in trasferta in Francia per il Mondiale, Paolini rimediò dal giornalista un paio di calcioni ben assestati. Un attacco fulmineo ed inaspettato, che colse di sorpresa il fastidiosissimo disturbatore televisivo, il tutto raccontato dalle immagini in diretta del telegiornale. E subito dopo l'incursione, sfoggiando un invidiabile aplomb, Frajese si rivolse nuovamente alla telecamera e si scusò con il pubblico. Una scena epocale.


La partita a scopone sull'aereo: Zoff e Pertini contro Causio e Bearzot

Forse la foto più celebre del mundial spagnolo è proprio questa. Una partita a carte, una partita a scopone per l'esattezza. Al tavolo il capitano della nazionale Zoff, l'allenatore Bearzot, Franco Causio e il Presidente della Repubblica Pertini. Gli accoppiamenti sono Zoff-Peritni, Bearzot-Causio. Il tavolo è quello dell'aereo che riporta a casa gli azzurri dopo la trionfale finale. Sul tavolo, in primo piano, la Coppa del Mondo.
Bearzot non è un gran giocatore e al tavolo doveva sedere Cesare Maldini (allora allenatore in seconda). Ma Maldini si alzò nel momento sbagliato e la partita iniziò senza di lui. Di quel "match" Causio ricorda il punto decisivo, neanche fosse una partita di calcio: "Io ero in coppia con Bearzot, il presidente con Zoff. Io feci una furbata: calai il sette, pur avendone uno solo. Pertini lo lasciò passare e Bearzot prese il settebello. Abbiamo vinto così quella partita."

Di quella partita c'è anche un video, in cui si vede Pertini arrabbiarsi con Bearzot, per la giocata, e con Zoff, accusandolo di averlo fatto perdere. Il presidente amava giocare, ma non era una gran giocatore e in quell'occasione fu lui a sbagliare. Ma non lo ammise mai in pubblico, così come nulla disse Zoff. Ma a distanza di un anno, quando il portiere appese i guantoni al chiodo, Pertini mandò un telegramma al compagno di scopone, ammettendo la colpa della sconfitta: "Caro Zoff, io non dimenticherò mai la tua bravura nel Mundial et la tua bonarietà quando tuo compagno in una partita a scopone sull’aereo che ci riportava a Roma ti ho fatto perdere [...] Vieni a trovarmi, giocheremo a scopone e cercherò di non fare più gli errori che mi hai giustamente rimproverato. Auguri mio caro Zoff." Una vera e propria confessione.




Gentile su Maradona, ovvero "football is not for ballerinas"

Spagna 1982. L'Italia che elimina il Brasile di Socrates e l'Argentina di Maradona, prima di trionfare contro la Germania in finale. Mondiale epico, del quale tutti ricordano i gol di Pablito Rossi, l'urlo di Tardelli, il "Campioni del Mondo! Campioni del Mondo! Campioni del Mondo!" di Martellini... la marcatura di Gentile su Maradona.

La partita del secolo: Italia - Germania 4-3



È stata ribattezzata "la partita del secolo". A ricordarlo c'è anche una targa all'ingresso delle stadio Azteca. Per noi italiani, il racconto di quel match ha toni epici, come fosse stata una guerra, vinta con il sangue dell'ultimo soldato, al grido patriottico di "Italia!". D'altronde lo diceva anche Sir Winston Churchill: "Gli Italiani perdono le guerre come se fossero partite di calcio e le partite di calcio come fossero guerre".
Per il resto del mondo, pur assumendo toni meno epici, la storica Italia - Germania del 1970 ha rappresentato il "calcio" in tutta la sua bellezza (eccetto forse in Germania).

Quel che avvenne in quel pomeriggio messicano del 17 giugno del 1970 è storia nota. Allo stadio Azteca di Città del Messico si fronteggiano Italia e Germania. In palio c'è l'accesso alla finale mondiale. L'Italia è reduce da un girone eliminatorio non proprio entusiasmante (vittoria contro la Svezia e due pareggi a reti inviolate contro Uruguay ed Israele), ma ha anche eliminato abbastanza agevolmente i padroni di casa battendoli 4-1. La Germania invece, ha umiliato gli inglesi, andando a vincere una partita che stavano perdendo 2-0 a venti minuti dalla fine. Tra le due, se una favorita c'è, è la Germania.

Brasile-Zaire 1974: la punizione di Mwepu

La punizione. Il fischio dell'arbitro, la palla a terra, la sistemazione della barriera, il tiro. E poi? Il gol, la parata, il palo, la palla in tribuna. E chi lo sa come va a finire. Alcuni giocatori hanno fatto del gol su punizione il loro marchio di fabbrica. Cronisti e telecronisti hanno ribattezzato quelle traiettorie impossibili con nomi accattivanti. Ma prima e dopo Brasile-Zaire del 22 giugno del 1974 nessuno ha mai visto, e probabilmente mai vedrà, una punizione come quella calciata da Ilunga Mwepu.

Terza partita del girone eliminatorio. Il Brasile vince 3-0 contro i "Leopardi". A 5 minuti dal termine l'arbitro Rainea fischia una punizione dal limite per la squadra carioca. Rivelino è sul punto di battuta, la barriera è piazzata, l'arbitro fischia e... incredibilmente dalla barriera dello Zaire esce Ilunga Mwepu e calcia il pallone lontano. Tutti rimangono più o meno increduli. Dopo qualche attimo di sbigottimento l'arbitro ammonisce Mwepu, che, tra l'altro, gioca quella partita per puro caso (contro la Jugoslavia, un suo compagno di squadra fu espulso per un fallo che lui aveva commesso, scampando così la squalifica).

Rivaldo e la simulazione più ridicola di sempre

Nella vita di un calciatore, ci sono dei momenti che vorresti che nessuno ricordi. Tutti hanno scheletri negli armadi, anche i più forti. Prendete uno come Rivaldo. Uno dei migliori giocatori di sempre, capace di vincere tutto, dal Pallone d'Oro alla Coppa del Mondo. E poi Champions League, campionati, coppe e supercoppe. Una carriera immensa, spesa tra Brasile, Spagna, Italia, Grecia (e anche Uzbekistan, a fine carriera). Di lui si ricordano gol fantastici (per esempio uno in rovesciata contro il Valencia, quando vestiva la maglia del Barcellona) e giocate sopraffine.
Ma i veri cultori del calcio ricordano anche un altro episodio, piuttosto famoso che, per un breve periodo, ha oscurato la splendente stella del fuoriclasse carioca. Ossia una delle simulazioni più ridicole e insensate della storia del calcio, messa in atto nella fase finale del mondiale del 2002, contro la Turchia. Un passo falso che non lascerà traccia nelle statistiche e che, forse, rimarrà sconosciuto ai più. Ma noi, noi sì che ce lo ricordiamo. E lo ricorderemo per sempre...

Diana Ross e il rigore sbagliato

La cerimonia d'apertura dei mondiali di U.S.A. '94 è stata in pieno stile yankee: palloncini, majorette, funamboli, cantanti, ecc... tutto troppo. E il piatto forte della cerimonia era la voce di Diana Ross. La cantante ha interpretato un paio di pezzi, il primo dei quali mentre attraversava di corsa l'intero campo di gioco, tra festanti ali di variopinte comparse. La scaletta prevedeva che la cantante, dopo aver percorso il Soldier Field di Chicago, dovesse calciare un rigore e segnare, facendo letteralmente saltare in aria la porta. Era previsto che la traversa si spezzasse in due, la rete si dilaniasse e Diana Ross attraversasse trionfante e festante le macerie, per dirigersi verso il palco e continuare a cantare. Adesso, non so se la buona Diana avesse provato troppo poco il tiro o non lo avesse provato affatto, fatto sta che ciccò il pallone, che tristemente si spense a fondo campo. Ma la porta saltò lo stesso in area, e Diana la attraversò senza curarsi del -3 che si sarebbe beccata al fantacalcio.

Mondiali 1962: Jimmy Greaves e il "tackle" al cane (di Garrincha)

Mondiali 1962 in Cile. La competizione che consacrò alla storia il trio Didi-Vavá-Pelé. Il 10 giugno, a Viña del Mar allo stadio Sausalito, si gioca il quarto di finale tra Brasile ed Inghilterra. Improvvisamente fa irruzione sul terreno di gioco un cane. La partita continua come se nulla fosse, ma alla prima occasione l'arbitro interrompe il gioco, affinché il cane venga portato fuori dal campo. Ma l'impresa risulta un po' più ardua del previsto. Il primo a provare è il portiere inglese Springett, senza successo (e tra le risa del pubblico per giunta). Il cane continua così la sua allegra scorrazzata  sul terreno di gioco, in direzione del centro del campo. Ma sulla sua strada incontra niente meno che Garrincha. E ancora una volta il cane scappa senza problemi, dribblando Garrincha come se nulla fosse. Ma all'altezza del centro del campo l'animale fa un bizzarro quanto inaspettato incontro: un uomo a terra a quattro zampe lo fissa negli occhi. Un attimo di indecisione sul da farsi è fatale. Jimmy Greaves, l'uomo carponi, lo afferra e lo consegna agli addetti alla sicurezza, che lo accompagnano fuori dal terreno di gioco. La partita può così continuare.
Ma il finale della storia è da libro Cuore. Il cane è stato adottato da Garrincha e Jimmy Greaves divenne famoso in Brasile come colui che acciuffò il cane di Garrincha. Anche perché il Garrincha giocatore era impossibile da prendere, bisognava così accontentarsi del cane.

Fahad Al-Ahmed Al-Jaber Al-Sabah, lo sceicco che annullò un gol ai mondiali

Nessuno che non faccia parte di una terna (quaterna o cinquina) arbitrale è mai stato in grado di convincere un arbitro ad annullare un gol, a parte lo sceicco Fahad Al-Ahmed Al-Jaber Al-Sabah. Niente giacchetta nera per lui, niente bandierina o fischietto. Solo soldi, potere e minacce di ritiro. Tanto è bastato per convincere l'arbitro Miroslav Stupar a tornare sui suoi passi. 
Mondiali di Spagna del 1982. Lo scenario è lo stadio José Zorilla di Valladolid. Le squadre in campo sono la Francia di Platini e la cenerentola Kuwait, allenata dal celebre Carlos Alberto Parreira. Francesi obbligati alla vittoria, dopo il pessimo esordio (1-3 contro l'Inghilterra), e Kuwait vittima designata, nonostante il "brillante" primo match (0-0 contro la Cecoslovacchia). E la pratica, per i transalpini, non sembra risultare molto ostica. All'81' minuto il risultato è di 3-1 per i blues, con gol di Genghini, Platini e Six. Gol della bandiera del Kuwait di Abdullah Al-Buloushi. Poi arriva il gol di Giresse, su perfetto assist di Platini. Vita facile per l'attaccante, che si trova la strada spianata dall'immobilità della difesa avversaria, in attesa di un fischio per fuorigioco. E il fischio, a parere dei giocatori arabi, c'è stato. Loro lo hanno sentito. Ma l'arbitro nega e indica il centro del campo. Ed ecco che accade l'imponderabile.

Germania Est - Germania Ovest, quando Sparwasser segnò al capitalismo

Jürgen Sparwasser, a sinistra, Erich Hamann, a destra
Amburgo. Mondiale di Germania 1974. Il 22 giugno si gioca una partita valida per la qualificazione al secondo girone eliminatorio. All'epoca il mondiale era strutturato in maniera diversa da oggi. C'erano quattro gironi da 4 squadre, si qualificavano alla fase successiva le prime 2 di ognuno. Le 8 squadre qualificate formavano così due nuovi gironi da 4. In semifinale andavano poi le prime due dei rispettivi gironi.
Quel giorno si affrontavano le due squadre favorite per la qualificazione al turno successivo. In realtà erano già qualificate entrambe, ma la partita valeva la leadership. Le due squadre in questione erano Germania Ovest, paese ospitante, e Germania Est. Una sfida storica, senza precedenti.

A dire il vero un precedente c'era stato, due anni prima al torneo olimpico. Ma il regolamento delle olimpiadi all'epoca vietava di convocare giocatori professionisti. Così la Germania Ovest schierò una nazionale giovanile, mentre quella Est schierò una nazionale di tutto rispetto (i calciatori in Germania Est non erano formalmente dei professionisti). E la sfida se la aggiudicò proprio la DDR per 3-2.

La parata del secolo: Banks su Pelé

Nel 1970 si gioca il mondiale in Messico. La squadra accreditata da tutti come la favorita è senza dubbio il Brasile di Pelé, che difatti vincerà la coppa. Quel mondiale lì sarà anche ricordato per un altro paio di cose: la semifinale Italia-Germania 4-3 e "la parate del secolo".
Se da buoni italiani sulla partita contro la Germania sappiamo praticamente tutto, a molti potrebbe però sfuggire a cosa ci si riferisca con "la parata del secolo".

7 giugno 1970. Il destino ha messo contro nello stesso girone eliminatorio Brasile, vincitore del titolo mondiale nel '62 e nel '66, e Inghilterra, campione in carica. Senza dubbio le due squadre più forti di quegli anni assieme alla Germania. Alla fine del girone, infatti, si qualificarono entrambe. La partita che le vide una contro l'altra terminò 1-0 per il Brasile. Ma a passare alla storia è stata la parata di Banks.

Siamo tutti Simone Barone

Simone Barone, centrocampista di Parma, Palermo, Torino e Cagliari, campione del mondo nel 2006
28 anni, reduce da un paio di stagioni esaltanti a Palermo. Una provinciale che sogna in grande.
Ormai da tempo nel giro della nazionale. Il primo mondiale. La grande occasione.
22 giugno 2006. L'Italia si gioca la qualificazione contro la Repubblica Ceca.

Siamo in vantaggio, ma i cechi, guidati da Nedved, attaccano senza sosta. Un contropiede... questo servirebbe per chiudere la partita.